Francesco De Sanctis: il padre della storiografia letteraria italiana

Francesco De Sanctis è stato uno dei più grandi critici letterari italiani del XIX secolo, conosciuto dai più come “Il padre della storiografia letteraria italiana“.

Nato a Morra Irpina il 28 marzo 1817, De Sanctis proveniva da una famiglia di piccoli proprietari terrieri, i quali rappresentavano l’ambiente sociale più agiato di questo piccolo centro dell’avellinese.

Inoltre, il padre era dottore in diritto, mentre i suoi due zii paterni, erano rispettivamente un sacerdote ed un medico.

Francesco De Sanctis (spesso abbreviato in F. De Sanctis), visse in pianta stabile nel suo paese natale, fino all’età di 9 anni.

Infatti, nel 1826, venne mandato a Napoli, insieme al cugino Giovanni, per compiere gli studi ginnasiali presso lo zio prete Carlo Maria De Sanctis.

Tuttavia, 5 anni più tardi, questi passò ai corsi liceali (ci troviamo nel 1831), dapprima presso la scuola dell’abate Lorenzo Fazzini, dove compì le prime letture filosofiche, e poi presso quella dell’abate Garzia, nel 1833.

Completati gli studi liceali, Francesco De Sanctis decise di intraprendere gli studi giuridici, i quali vennero però ben presto trascurati, attratto dalle lezioni sul Trecento e sul Cinquecento del purista Basilio Puoti, di cui divenne discepolo e poi collaboratore.

Queste lezioni, venivano tenute gratuitamente presso il palazzo del Puoti, dove tra l’altro il De Sanctis ebbe anche modo di conoscere il più grande poeta contemporaneo, ossia Giacomo Leopardi (appena un anno prima della sua morte).

Senza ombra di dubbio, possiamo dunque affermare che fu proprio qui che avvenne la sua vera formazione.

L’insegnamento

In seguito, dopo un breve soggiorno a Morra Irpina (durante il quale iniziò ad insegnare nella scuola dello zio malato), De Sanctis tornò a Napoli dove, proprio grazie all’interessamento del Puoti, venne nominato professore alla scuola militare preparatoria di S. Giovanni a Carbonara (1839-1841) e successivamente al Collegio Militare della Nunziatella (1841-1848), dove tra i suoi discenti figurava anche Nicola Marselli.

Nel frattempo, F. De Sanctis teneva dei corsi privati di grammatica e letteratura per gli allievi del Puoti in una sala del Vico Bisi, avendo tra i suoi studenti alcuni dei futuri nomi più importanti della cultura italiana, come Giustino Fortunato e Pasquale Villari, ma anche Angelo Camillo De Meis, Diomede Marvasi, Giacomo Di Chirico, Francesco Torraca e Luigi La Vista, suo allievo preferito che sarebbe poi morto durante l’insurrezione del 1848.

Tuttavia, le lezioni della “Prima Scuola Napoletana” (1838/39-1848) furono raccolte e pubblicate solo nel 1926 da Benedetto Croce, con il titolo “Teoria e storia della letteratura“.

Le distanze dal purismo

In tutto questo, proprio presso la Nunziatella, il De Sanctis iniziò a prendere le distanze dal purismo del maestro Puoti (dopo aver scoperto alcuni testi dell’Illuminismo francese, scritti da d’Alembert, Diderot, Hélvetius, Montesquieu, Rousseau e Voltaire, oltre che di quelli italiani, di cui furono autori Beccaria, Cesarotti, Filangieri, Genovesi e Pagano).

Da questo momento in poi, iniziò quindi a trattare problematiche di carattere letterario, estetico, stilistico, linguistico, storico e di filosofia della storia; ossia i pilastri fondanti del suo pensiero critico.

Dai moti del 1848 all’ultima fase della sua vita

Negli anni a venire, come membro dell’associazione “Unità d’Italia” diretta da Settembrini, De Sanctis partecipò ai moti insurrezionali insieme ad alcuni dei suoi allievi.

Tuttavia, a causa di questa iniziativa, venne sospeso dall’insegnamento nel novembre dello stesso anno: ci troviamo nel 1848.

Nel 1849, dunque, De Sanctis abbandonò Napoli e si recò in Calabria, a Cosenza, come precettore in casa del barone Francesco Guzolini.

Qui scrisse i suoi primi “Saggi critici”, cioè le prefazioni all’Epistolario leopardiano e alle Opere drammatiche di Schiller.

Ma, esattamente un anno dopo, venne arrestato con l’accusa di essere un mazziniano e rinchiuso a Castel dell’Ovo, presso Napoli.

La sua posizione politica si riflettè anche nella sua critica letteraria, in cui cercò di promuovere la letteratura come una forma d’arte e di espressione nazionale.

De Sanctis, riteneva infatti che la letteratura dovesse essere studiata nella sua interezza, cioè non solo come un insieme di opere, ma anche come una riflessione sulla società e sulla cultura dell’epoca.

Ad ogni modo, nei suoi due anni e mezzo di prigionia, De Sanctis riuscì a studiare e ad imparare il tedesco, dedicandosi tra l’altro allo studio approfondito di Hegel.

In seguito, venne scarcerato ed imbarcato su un piroscafo alla volta dell’America, dal quale riuscì tuttavia a scendere a Malta, e da lì, in Settembre, a raggiungere Torino.

L’esperienza centrale del periodo torinese si realizzò dunque attraverso una serie di conferenze dantesche organizzate dai suoi amici, al fine di far fronte alla dignitosa povertà dell’esilio.

Attraverso tali conferenze, De Sanctis ebbe un notevole risalto negli ambienti della cultura italiana dell’epoca.

Infatti, da lì a poco iniziò anche delle collaborazioni con alcuni periodici torinesi.

Ben presto però, questi si trasferì a Zurigo, dove gli fu offerta una cattedra di Letteratura Italiana al Politecnico.

Durante il suo soggiorno a Zurigo (1856-1860), tenne lezioni su Dante, sui poemi cavallereschi italiani e su Petrarca.

Questo periodo coincise con un’intensa attività intellettuale, il quale gli offrì l’opportunità di sviluppare ulteriormente il proprio metodo critico, di approfondire le proprie riflessioni filosofiche e di raccogliere materiale documentario per i futuri “Saggi critici“.

Intanto, con l’unione nel 1860 del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna, per la costituzione del Regno d’Italia, il De Sanctis poté tornare in patria, dove portò avanti, contemporaneamente alla sempre fervida attività letteraria, anche l’attività politica.

Qui, nel 1860 conobbe Giuseppe Mazzini e, dopo aver interrotto il ciclo di lezioni sulla poesia cavalleresca, sottoscrisse il manifesto del Partito d’Azione per caldeggiare l’unificazione e per combattere le idee estremiste dei repubblicani.

Da quel momento in poi, il De Sanctis si immerse di slancio nella nuova realtà politica italiana, ritrovando nell’azione la possibilità di rendere concreto l’ideale appreso da Machiavelli, Hegel e Manzoni, ossia quello dell’uomo totalmente impegnato nella realtà.

Pertanto, da qui in avanti si dedicò incessantemente, ora all’attività di politico e ministro, ora a quella di giornalista, ora a quella di critico e storico della letteratura e infine a quella di professore.

Infatti, nel 1871, il De Sanctis iniziò la sua carriera accademica come docente di “Letteratura Comparata” presso l’Università di Napoli, dove rimase fino al 1876.

I corsi da lui tenuti in quegli anni si intitolano a Manzoni (1872), alla scuola cattolico-liberale (1872-’74), alla scuola democratica (1873-’74) ed infine a Leopardi (1875-1876).

In seguito, venne nominato per bene tre volte Ministro dell’Istruzione (1861, 1878 e 1879-1882).

Tuttavia, già nel 1881, lottando contro gravi infermità fisiche, cominciò a dettare le sue memorie alla nipote Agnese.

Tali memorie, rimaste incompiute, saranno pubblicate postume, solo nel 1889, dall’amico Pasquale Villari in un volume intitolato “La Giovinezza“.

Francesco De Sanctis morì a Napoli il 29 Dicembre 1883.

“Storia della letteratura italiana” e il pensiero critico di F. De Sanctis

Il 1870 fu l’anno in cui pubblicò il suo lavoro più famoso, ossia “Storia della letteratura italiana“, che divenne ben presto un punto di riferimento per lo studio della letteratura italiana.

Infatti, “Storia della letteratura italiana” di De Sanctis è un’opera davvero monumentale, la quale copre l’intera storia della letteratura italiana, dalla sua origine fino al XIX secolo.

Questa, è divisa in tre volumi ed ha una struttura complessa ma al contempo caratterizzata da una scrittura elegante e chiara, nonostante la grande quantità di informazioni in essa contenute.

F. De Sanctis scrisse la “Storia della letteratura italiana” con l’obiettivo di dimostrare che la letteratura italiana aveva una sua identità ed una sua storia autonoma, che prescindeva dalle influenze delle letterature straniere.

Questo volume, rappresenta tutt’ora una pietra miliare nella storia della storiografia letteraria italiana.

Francesco De Sanctis e Giacomo Leopardi

De Sanctis era un ammiratore del poeta Giacomo Leopardi, che considerava uno dei più grandi poeti italiani.

Tuttavia, De Sanctis criticò Leopardi per la sua visione pessimistica della vita e della società, che riteneva poco utile per la costruzione dell’identità nazionale.

Considerazioni finali

In conclusione, Francesco De Sanctis è stato uno dei più importanti critici letterari italiani del XIX secolo, in quanto il suo lavoro sulla storia della letteratura italiana continua ad essere una fonte di ispirazione per gli studiosi di oggi.

La sua passione per la letteratura italiana e la sua metodologia critica hanno lasciato un’impronta indelebile sulla storiografia letteraria italiana e sulla cultura italiana in generale.

Pertanto, De Sanctis non è considerato unicamente come il punto di riferimento per la letteratura italiana, ma anche per la cultura e la società italiana del XIX secolo.

Inoltre, fu anche un esempio vivente di dedizione ed impegno nella ricerca e nell’insegnamento della letteratura.

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