Da Gozzi alla tv, passando per Mozart: la storia del Mercante in fiera

Il Mercante in fiera non è soltanto un gioco di carte, ma un vero e proprio fenomeno culturale che attraversa i secoli, le classi sociali e persino i linguaggi dell’intrattenimento. Oggi viene associato soprattutto al periodo natalizio, alle serate in famiglia e alle risate attorno a un tavolo, ma le sue radici affondano in un passato lontano, fatto di letteratura, musica e tradizioni popolari. Dalla Venezia del Settecento fino ai format televisivi del terzo millennio, il Mercante in fiera ha saputo reinventarsi senza mai perdere la propria identità e mantenendo il suo fascino e la sua teatralità.

La storia del gioco

Il meccanismo alla base del gioco ricorda quello della lotteria, ma per arrivare a una versione davvero simile al Mercante in fiera attuale bisogna attendere il Settecento italiano. Le prime testimonianze scritte risalgono infatti al 1755, quando Gasparo Gozzi cita il gioco, il che lascia intendere che fosse già abbastanza diffuso da entrare nel dibattito culturale dell’epoca. Qualche anno dopo, nel 1772, anche Wolfgang Amadeus Mozart ne parla in una lettera inviata da Milano alla famiglia, confermando come questo passatempo fosse noto e praticato anche fuori dai confini strettamente popolari.

Le origini più lontane vengono fatte risalire a pratiche simili alla lotteria già nel Cinquecento, quando a Venezia Geronimo Bambarara avrebbe ideato un sistema semplice e immediato per attirare i passanti: piccoli pagamenti in cambio della possibilità di vincere un premio. È però nel XVIII secolo che il Mercante in fiera assume una forma più e riconoscibile, tanto che Carlo Goldoni lo inserì nella sua commedia “Una delle ultime sere di Carnovale”. Nel corso dell’Ottocento iniziarono a circolare i primi mazzi di carte speciali, mentre nel Novecento e nel nuovo millennio arriva la consacrazione anche a livello mediatico. Il gioco ha ispirato format televisivi come “Il grande gioco del mercante in fiera” del 1996 e “Il mercante in fiera” del 2006, fino al ritorno in tv nel 2023 su Rai 2. Parallelamente, aziende storiche come Dal Negro hanno continuato a proporre versioni fedeli alla tradizione, mantenendo vivi simboli e carte entrate nell’immaginario collettivo.

Le carte più famose

Uno degli elementi che rende il Mercante in fiera immediatamente riconoscibile è il suo mazzo di carte, composto da figure bizzarre, colorate e spesso enigmatiche. Nel gioco tradizionale si utilizzano due mazzi identici da 40 carte ciascuno, distinguibili dal colore del dorso. Ogni carta raffigura un soggetto diverso e, nel tempo, alcune immagini sono diventate vere e proprie icone.

Tra le carte più celebri spiccano personaggi come l’arabo, la sfinge, la giapponesina o la gondola, presenti in numerosi mazzi di editori differenti. Altre figure, invece, sono diventate famose per la loro presunta fortuna o sfortuna. Secondo una tradizione non scritta, la carta del moschettiere sarebbe considerata particolarmente fortunata, mentre il lattante è universalmente visto come una carta iettatrice.

Proprio il lattante racchiude una curiosità storica interessante. Nei mazzi soggetti a tassazione, il sigillo che attestava il pagamento dell’imposta veniva apposto tra le ruote della carrozzina raffigurata sulla carta. Poiché questa carta veniva collocata all’inizio del mazzo sigillato, nacque l’idea che portasse sfortuna a chi la possedeva.

Come si gioca

Ma come si gioca al Mercante in Fiera? Il Mercante in fiera può coinvolgere un numero qualsiasi di giocatori. Il cuore del gioco è l’asta, gestita da uno dei partecipanti che assume il ruolo di banditore. Le carte di uno dei due mazzi vengono messe all’asta, una o più alla volta, spesso senza che i giocatori sappiano esattamente cosa stanno acquistando. Per vincere occorrono fortuna e intuizione. Uno dei partecipanti ricopre il ruolo del banditore, che come spiegano le istruzioni del Mercante in fiera ha il compito di gestire un’asta al buio. Di conseguenza, gli altri giocatori potrebbero ottenere diverse carte senza necessariamente svenarsi.

La somma raccolta durante le aste viene poi destinata ai premi, che saranno associati a un numero variabile di carte vincenti estratte dal secondo mazzo. Il banditore scopre prima le carte perdenti, aumentando progressivamente la suspense, e solo alla fine quelle vincenti. Durante la partita non mancano momenti di trattativa, scambi e compravendite tra i giocatori, con prezzi che tendono a salire man mano che il gioco avanza. È proprio questa combinazione di strategia, psicologia, fortuna e spettacolo a rendere il Mercante in fiera un gioco senza tempo.

Questo articolo ha esclusivamente scopo informativo e di approfondimento; non costituisce in alcun modo un invito al gioco d’azzardo, che sconsigliamo caldamente.

4 pensiero su “Da Gozzi alla tv, passando per Mozart: la storia del Mercante in fiera”

I commenti sono chiusi.